I segreti di Shannonbridge

(estratto dal nuovo romanzo “La Matrice Vibrazionale”)

Hator ed i due ragazzi stavano scendendo nello scantinato della villa quando il telefonino del giovane vibra. Joshua guarda la sorella e l’avvocato ma senza dire nulla, quest’ultimo sbotta:
“Rispondi pure. Lo so che è il cellulare non collegato a Unynetweb… tranquillo Joshua. Magari è qualcosa d’importante, guarda almeno chi ti sta chiamando.”
Sbofonchiando qualcosa, il ragazzo leva dalla tasca interna della giacca il telefonino e guarda il display. “È Martino, il pilota. Che faccio? È lui che ha dato a Escobar il pacchetto con questi strani cosi.”
“Dai, non fare lo scemo, rispondigli!” ripete con tono incavolato la sorella, “magari gli è accaduto qualcosa di grave.”
Tirando un forte sospiro, il giovane risponde alla chiamata. “Ehi Martino come butta?”
Dall’altro capo della linea per alcuni secondi non si sente nulla, poi la voce un po’ tremula del pilota finalmente risponde.
“Ciao Josh. Sono qui con… il Comandante Fenix. In effetti è lui che mi ha detto di chiamarti. Sei con tua sorella? Avete ricevuto il pacchetto da Escobar?”
Joshua rimane anche lui per un attimo in silenzio, poi guardando Hator risponde all’uomo.
“Di te possiamo fidarci, sei dalla nostra parte. Siamo qui da Hator, ma non riferire nulla a Fenix, volevamo appunto cercare di scoprire qualcosa in più in merito alle cose che c’erano in quel pacco che ti ha consegnato Ualtar a Shannonbridge. Ma tu che ci fai in compagnia dello… sbirro?”
Martino si passa la mano sinistra tra i capelli spostando una ciocca che gli era finita negli occhi, poi si schiarisce nuovamente la voce prima di parlare.
“Diciamo che il Comandante ha inscenato una perquisizione, imbarazzante davvero, ma mi ha detto che avevano ricevuto una soffiata e non potevano ignorarla. Poi gli ho raccontato di Escobar, ma lui già sapeva tutto, e del pacchetto che vi ha consegnato. Siamo qui fuori l’hangar, c’è quell’altro della Squadra, quello col quale… beh, il suo complice…”
“Ehei, attento alle scemate che racconti! Guarda che ti faccio finire davvero dietro alle sbarre per diffamazione.” Sbotta con un certo fastidio Sergio, mentre entrambi i linuari, sentendo il tono di voce alterato del loro curatore, si mettono a soffiare e brontolare.
“Dai, scherzavo! Ma per favore, tienimi distanti dal fondo schiena le due belve. Hanno fatto colazione? Mi sembrano affamate, con tutta quella bava che fuoriesce dai lati della bocca.”
Poi interviene Fenix ridacchiando: “La bava è perché ti vedono bello grassoccio e si immaginano di poter fare un lauto banchetto. È meglio se la piantate entrambi di pizzicarvi e tu, Martino, non montarti la testa solo per farti figo davanti ai due ragazzi… mentre tu, Sergio, cerca di tenere il tuo contegno. In fondo il pilota ha ragione: sei il mio complice in affari. Se a me capita qualcosa, ti tiro sotto.”
Quest’ultima frase, detta con quell’enfasi tipica del capo che cerca di farti passare un messaggio chiaro, fa rabbrividire l’ufficiale. Sergio si allontana di qualche metro con Selene e Solaris, sussurrando ad entrambi i linuari qualcosa per farli calmare.
“Dai, passami il cellulare che ci parlo io col ragazzino.”
Martino allunga la mano destra e consegna il congegno al Comandante, poi si ficca subito la mano nella tasca del giubbotto.
“Ciao Josh, sono il rompipalle. Sei sulla barca con tua sorella? Dovremmo trovarci…”

San Pietro e Paolo

Il giovane fissa con lo sguardo smarrito prima Chrisa e poi Hator, questi si mette il dito indice sulle labbra e scuote leggermente la testa. Per una frazione di secondo pensa a una scusa credibile: lui è l’esperto delle scappatoie per cercare di prendere tempo.
“No, sono da solo, sto facendo una passeggiata a piedi. Ho dormito male e ho un po’ di emicrania. Perché vuoi che ci troviamo? È a causa di Martino? O di quell’altro tizio, Escobar?”
Fenix si sfrega vigorosamente il naso, evidentemente non sa come abbordare la discussione e preferirebbe fosse il ragazzo a offrire una scelta. Il vento ora sferza con maggiore vigore e le nuvole si sono addensate creando una barriera che da oriente si muove velocemente nel cielo oscurando il sole del mattino.
“Cribbio, sta arrivando un bel temporale, ragazzo. Tra un po’ ti prendi una lavata e, perdona se m’intrometto, è anche meglio che ritorni sulla barca per controllare che ogni sartia e scotta sia bene tirata… sai com’è, sul lago, quando le onde iniziano a strapazzare la vostra barca a vela. Io preferisco non venire sulla vostra barca, soffro un pochino di naupatia.”
Sergio, si mette la mano davanti alla bocca quasi ad imitare una persona che sta per vomitare, poi suggerisce senza tanti preamboli: “Capo ad Ascona abbiamo un lago e non penso che si possa arrivare a stare tanto male per il beccheggiare di una barca.”
Fenix gli infila lo stivale nello stinco prima di riprendere a parlare con Joshua, cambiando tono di voce, per mettere più enfasi all’urgenza.
“Non posso vedervi in Centrale, per ovvie ragioni. Cosa mi puoi proporre?”
Colto alla sprovvista, il ragazzo non sa più che balla raccontare e butta lì la prima proposta che gli viene in mento ma con fare poco credibile.
“Troviamoci in chiesa… sì, dai, nella chiesetta di San Pietro e Paolo, quella vicino alla Casa Serodine. Ai tuoi sbirri non verrà in mente d’andare a confessarsi, e nessuno ci darà fastidio perché tra poco inizierà a piovere. Sei d’accordo?”
Joshua strizza l’occhio a Chrisa che s’è fatta livida in viso, mentre Hator si trattiene dal mettersi a ridere di gusto al solo pensiero di vedere il Comandante Fenix entrare nella chiesa, che dista un centinaio di metri dal suo studio nella parte vecchia di Ascona.
Dall’altro capo del cellulare, Joshua sente un paio di parole tutt’altro che cristiane, poi Fenix sbofonchia: “Okay. Ci troviamo lì quando avrò finito il mio turno, verso le 11:00. Possibile che non ci possa essere un altro posto discreto? Perché proprio in chiesa? Ma guarda un po’ che idee balzane che hai per la testa. Se ci fossero ancora dei preti e delle celebrazioni di riti liturgici, non ci andresti. È già tanto che i luoghi di culto non sono stati tutti chiusi al pubblico dal P.U. Allora a più tardi e vedi di prender su anche Chrisa. Vi voglio vedere tutti e due, inteso?”
Joshua cerca di restare serio, cosa difficile avendo Hator dirimpetto con quasi le lagrime agli occhi: “Certo Fenix. Saremo puntuali alle 11:00 nella chiesa di San Pietro e Paolo.”
Il ragazzo si rimette il telefono nella tasca interna della giacca, poi, ridendo di gusto, racconta ogni cosa alla sorella e al loro protettore. L’avvocato scuote la testa aggiungendo un paio di gesti con le mani: “Certo che l’inventiva non ti manca, ragazzo mio! Quel povero Comandante Fenix avrà altro filo da torcere. Mi chiedo perché vi vuole vedere… in fondo non credo che Martino avesse più informazioni in merito al contenuto del pacchetto di Ualtar, e Fenix lo sa che voi due non combinate pasticci con merce proibita dal P.U. A parte il cellulare, o mi sbaglio?”
Chrisa si morde la punta del pollice, poi allontana una ciocca ribelle dagli occhi. Guarda con occhi inquietanti Hator, prima di rispondere quasi sottovoce:
“Non dovevi farci vedere qualcosa d’importante giù nello scantinato? Poi vediamo chi di noi ha cose proibite da occultare…”
L’avvocato ha un nodo alla gola, ma non ribatte immediatamente. Mentre Joshua parla al tele-fono con Alessandro, Hator trattiene la giovane per il braccio con una certa forza, gesto che genera una smorfia sul viso di Chrisa.
“Ciò che nascondo, è il lavoro di molti anni, Chrysalis. Studi che ho portati avanti con tuo pa-dre all’insaputa di tua madre. Certo, ognuno di noi ha i suoi segreti, Kalistos non vi ha ancora raccontato tutto in merito alle facoltà degli annwyn, o mi sbaglio? Chissà se vi spiegherà qual è il nostro vero potenziale e cosa possiamo riuscire a fare con esso. Tu sei solo sui primi gradini di una lunghissima scala; cerchi quei maledetti Codici, nevvero? Ora che hai la Matrice Vibrazionale molte altre porte ti si possono aprire. Chiedi a Kalistos delle Congreghe e della Veneranda, sono curioso di sapere cosa ti risponderà…

”Una strana vibrazione s’insinua tra l’uomo e Chrisa, mentre lo sguardo di Hator diventa cristallino e inquietante. Fortunatamente l’avvocato è interrotto dal ragazzo: “Hator, se dobbiamo trovarci con Felix alle 11:00, è meglio se lasciamo i sotterranei per un’altra volta. Ho chiesto ad Ale di controllare lui la Avalon’s Mist e di verificare che tutti i boccaporti siano chiusi, visto che sta arrivando un brutto temporale. Non credo che tu voglia venire con noi; ma prima vorrei passare a riprendere qualcosa che ho lasciato a Cyrus, uno dei due scemi che s’è fatto prendere a pisciare da quelli delle S.S. e che poi l’hanno portato dentro.”
“Guardate di non mettervi anche voi nei pasticci.” Ribadisce l’avvocato, poi gettando un’occhiata penetrante a Chisa, aggiunge: “avete una buona predisposizione a non osservare certi codici deontologici, ce l’avete nel DNA. Fatemi sapere cosa voleva Fenix, la cosa mi ha incuriosito parecchio, di certo non è interessato a prendere lezioni di vela per partecipare ad una regata.”
Chrisa che rabbrividisce e si sente lo stomaco sottosopra. Questo è il lato oscuro del loro ami-co, quello che a lei proprio non piace. Odia i misteri e le persone che si comportano in modo criptico le incutono rispetto, ma oramai si è rassegnata e cerca di non metterci troppo peso. Ritorna lo sguardo bieco, poi ergendosi sulla punta dei piedi, gli dà un bacio sulla guancia.
“Non ti sottovaluto Hator. Non l’ho mai fatto, e nel libro-diario che mi hai dato, so che dev’essere celato molto di più che simboli matematici e scarabocchi in lingue antiche. Per quanto concerne Kalistos… ogni cosa a suo tempo!”
L’avvocato li accompagna fino alla porta d’entrata e li segue con lo sguardo lungo il sinuoso viale rigoglioso di piante che dalla villa conduce fino alla cancellata di ferro all’inizio della proprietà.

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