Review of phil. P. Colotti

Claudine Giovannoni’s novel, “The Annwyn’s Secret” concerns the future of humanity, a humanity to be saved, if it fails to raise, before it is too late, its vibration.
The focus, in this case, is given to dreams, to what magically happens when we fall asleep, to the REM, the paradoxical sleep, to the Annwyn’s dream journeys. Dreams are the key to open the Mystical Gate which allows entry to other Dimensions.

The first phase of the novel denotes a frank style, established, attractive, strong and accurate. The esoteric element welcomes us immediately. The text ranges from 1970 to the ancient codes. Even the dialogues are made with ease, reflecting a certain Americanism. The structure of the chapters is tidy, with notes that complement and clarify, in obedience to a certain sense of order. Passionate about diviners forces, even the author’s life, as well as this novel, seem to tend to so-called reunion with the essence. The reference, for example, to the year 2222, there connects to a future of greater wisdom. And Claudine Giovannoni search for wisdom. The presence of the evil isn’t lacking, as well as the reference to legends, and relapses into reality (for example in that of a shower of 50 x 50 centimeters).

The division into paragraphs form little worlds. Ecological disasters, environmentalism, New Age are data that arouse the orderly interest of the writer. Auras that change color and intensity, make us wonder, about fifty pages from the beginning, if the path that the reader makes by reading this text, go by increasing.

The curiosity aroused, the suspense is great, but we would like stronger forward leaps. Of course the fans of this genre can taste all the meandering path to improvement. Thus, the Buddhist philosophy and the theosophical findings may be an exciting discovery, as the Particle of God. The Uncontrollable makes his way, as well as the cookies of the Irish recipe. Canobbio bring us back in our reality. And there isn’t missing the Monte Verità, Ascona… The homegrown presences continue with its beautiful lake promenade.

Reconnect ourselves with our place in the universe is the challenge of this book, I think. There are, to confuse us, relics dating 2000-3000 years BC. Short engraved descriptions, are sometimes reassuring descriptions of the nature (see p.78). Dolmen and Celtic crosses that point to a search for a center and orientation, are the challenge of this text. Sure, you can get lost in descriptions of a Zen garden, of still life’s, of paraphernalia, of sacred eastern objects, Celtic.

The revolution of the mind is the renewal of the whole. It’s an utopia to save the world: saints, prophets, sages, philosophers and fools have tried, admits the author. The Primordial Beast and the deck of Le Corbusier, reassure us. The painting of Pandora by Waterhouse held in the Ascona’s office, as well.

Esoteric, and some form of heresy, alternate themselves: so here, for example alchemy, which may attract aficionados of this para-fiction kind, where they aren’t absent the mysticism, the divination, the runes, or presences that lead us to austere mysteries, well-structured. The soteriological inspiration streak these pages. To heal the Earth is the purpose of the “elected” that appear in this paper, the followers of the wise simplicity of doing, which is, however, something extraordinary.

The need, the urgency that this text has an effect on the real, that isn’t just idealistic, and / or literary, is proved by the words of the last paragraph, which are of Seneca and carry on with the translation-comment at the closure of this ”Novel”:

Navigant quidam et latore peregrinationis longissimae una mercede perputiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque…

Indeed, some people navigate and endure the hardships of a far journey only for the reward of knowing something hidden and remote. But in wanting to be spectators, we forget to be mainly actors! According to the author, philosophy, and theology leads to the question seeking to ascertain what is the dichotomy between the real and the unreal, mind and soul. As she confesses, ancient Celtic legends have intrigued her, especially those dealing with the Human and the Divine. These legends and these rites were the fulcrum around which, she admits, the novel develops. The result is a fabric, a blend of experience and imagination, experience eternal wandering and aimlessly in a desperate search of the human identity, where the divine and the evil collide.

The text is thus suitable for fans of the genre, who will appreciate the clean writing, the search for order, a permanent center of gravity, which can’t possibly convert the skeptics on the subject, which will especially appreciate primarily and in general, the style’s care, the polish. Appreciable is also the courage of the author to prove herself in this written test, unorthodox in some ways, suspended between esotericism and exotericism.

The attempt made ​​by the author, to personalize such genre, because a literary genre is, however divide the reading public; still rejoined by her will to carry on the level of the experience these adventures of the spirit, of the mind, of the soul, of the psyche, which in turn are foregoing the actual current of the new philosophical realism.

******* italian

Il romanzo di Claudine Giovannoni, “Il Segreto degli Annwyn”, riguarda il futuro dell’umanità, di un’umanità da salvare, se non riuscirà ad elevare, prima che sia troppo tardi, la sua vibrazione.

L’attenzione, in questo caso, è rivolta ai sogni, a ciò che di magico accade quando ci addormentiamo, alla fase rem, quella del sonno paradossale, ai viaggi onirici degli Annwyn. I sogni sono la chiave per aprire la Mistica Porta che permette l’ingresso alle altre Dimensioni.

La prima fase del romanzo denota uno stile franco, assodato, accattivante, deciso e preciso. L’elemento esoterico ci accoglie da subito. Il testo spazia dal 1970 ad antichissimi codici. Anche i dialoghi sono fatti in scioltezza, risentendo di un certo americanismo. La struttura dei capitoli è ordinata, con note relative che la completano e chiariscono, ubbidendo ad un certo senso dell’ordine. Appassionata di forze divinatrici, anche la vita dell’autrice, oltre che questo scritto, sembrano tendere alla cosiddetta ricongiunzione con l’essenza. Il riferimento, ad esempio, al 2222, ci collega ad un futuro di maggiore saggezza. E Claudine Giovannoni ricerca la saggezza. La presenza del diabolico non manca, così come il riferimento a leggende, e ricadute nella realtà (ad esempio in quella di una doccia di 50 x 50 centimetri).

La divisione in paragrafi costituisce piccoli mondi. Catastrofi ecologiche, ambientalismo, New Age sono dati che suscitano l’interesse ordinato della scrivente. Auree che cambiano colore ed intensità, ci fanno chiedere, ad una cinquantina di pagine dall’inizio, se il percorso che il lettore compie leggendo questo testo, vada in crescendo.

La curiosità suscitata, la suspence, è tanta, ma si vorrebbero balzi in avanti più forti. Certo gli appassionati di questo genere letterario gustano tutti i meandri del percorso verso il miglioramento. Così, la filosofia buddista e le scoperte teosofiche possono essere una scoperta interessante, come la particella di Dio. L’incontrollabile si fa strada, così come i biscotti della ricetta irlandese. Canobbio ci riporta nella realtà più nostra. E non manca il Monte Verità, Ascona… Le presenze nostrane continuano con il lungolago.

Riconnettersi con il proprio posto nell’universo e la scommessa di questo libro, direi. Ci sono, a spaesarci, reperti risalenti ad esempio a 2000-3000 anni avanti Cristo. Brevissimi incisi, sono descrizioni a volte rassicuranti della natura (cfr. p.78). Dolmen e croci celtiche che rimandano alla ricerca di un centro e dell’orientamento, sono la sfida lanciata da questo testo. Certo, ci si può perdere in descrizioni di un giardino zen, di nature morte, di ammennicoli, oggetti sacri orientali, celtici.

La rivoluzione della mente serve al rinnovamento del tutto. È un’utopia salvare il mondo: santi, profeti, saggi, filosofi e folli l’hanno tentato, ammette l’autrice. La Bestia Primordiale e la sdraio di Le Corbusier, ci rassicurano. Il dipinto della Pandora di Waterhouse tenuto nello studio di Ascona, pure.

Esoterismo, ed una qualche forma di eresia, si alternano: ecco allora ad esempio gli studi alchemici, che possono attirare gli affezionati di questo genere para-fantascientifico, dove non sono assenti il misticismo, la divinazione, le rune, ossia presenze che ci conducono verso misteri austeri, ben strutturati. L’afflato soteriologico stria queste pagine. Guarire la terra è lo scopo degli “eletti” che compaiono in questo scritto, adepti della saggia semplicità del fare, che è, però, cosa straordinaria.

Il bisogno, l’urgenza che questo testo abbia effetti sul reale, che non sia solamente idealistico, e/o letterario, si dimostra con le parole dell’ultimo paragrafo, che sono di Seneca e che riporto colla relativa traduzione-commento a chiusura di questo “romanzo”:

Navigant quidam et latore peregrinationis longissimae una mercede perputiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque…

Invero, certuni navigano e sopportano le fatiche di un viaggio lontanissimo per la sola ricompensa di conoscere qualcosa di nascosto e di remoto. Ma nel voler essere spettatori ci dimentichiamo d’essere principalmente attori! A detta dell’autrice, filosofia e teologia conducono alla domanda volta a sapere quale sia la dicotomia tra il reale e l’irreale, la mente e l’anima. Come lei confessa, antiche leggende celtiche l’hanno intrigata, specialmente quelle che si occupano dell’Umano e del Divino. Queste leggende e questi riti sono stati il fulcro attorno al quale, lei ammette, il romanzo si sviluppa. Il risultato è un tessuto, un intreccio di vissuto e fantasia, di esperienza dell’errare eterno e senza meta alla disperata ricerca dell’identità umana, dove divino e diabolico si scontrano.

Il testo è dunque adatto ad appassionati del genere, che ne potranno apprezzare la stesura pulita, la ricerca dell’ordine, di un centro di gravità permanente, che non può forse convertire gli scettici in proposito, i quali potranno apprezzarne soprattutto ed in generale, l’igiene stilistica, la politezza. Apprezzabile è anche il coraggio dell’autrice di mettersi alla prova, a questa prova scritta, poco ortodossa per certi versi, sospesa fra esoterismo ed essoterismo.

Il tentativo, fatto dall’autrice, di personalizzare questo genere, poiché di genere letterario si tratta, divide comunque il pubblico dei lettori, ricongiunto dalla volontà di portare sul piano dell’esperienza queste avventure dello spirito, della mente, dell’anima, della psiche, le quali a loro volta precedono la corrente attuale del nuovo realismo filosofico.

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One response to “Review of phil. P. Colotti

  1. Pingback: Il segreto degli Annwyn | philomela997

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